Don Pierino – film poco onesto ma indubbiamente bello »
Il film sulla vita di Don Pierino Gelmini racchiude in se due elementi che lo determinano: il primo è che è un film poco onesto con lo spettatore, poichè traccia soltanto le qualità del prete di Amelia, ma non le sue scorribande. Ci sarebbe stato molto da far vedere per ciò che concerne la sua vita, fatta di lussi, jaguar, bella vita e stuolo di servitori al suo servizio, ma il regista Andrea Sbarretti, si è limitato a proporre solo la parte struggente dell’arzillo vecchietto. Forse avrà avuto timore di denunce, forse girando il film proprio al Molino Silla, avrà stipulato un patto di non belligeranza con Don Pierino. E’ chiaro che girando il film a casa di Don Pierino, non avrebbe potuto mai fargli un film contro. Nessuno ha mai fatto questa osservazione. Perciò, se si vuol vedere un film sul furbo prete che spieghi veramente come siano andate le cose (sia sugli abusi sessuali, che su come è riuscito a costruire la Comunità Incontro) è necessario dissociarsi completamente dalla struttura del Molino Silla e girarlo da un’altra parte, magari in studi cinematografici. Certamente poi quel film non avrebbe avuto la stessa intensità di quello diretto da Sbarretti, che ha sfruttato le stanze dove vive realmente il Don. Difatti, nelle dichiarazioni del regista, notiamo che lui voleva girare esclusivamente all’interno della Comunità Incontro, proprio per dare forza al prodotto, per renderlo veritiero. Averlo girato nelle stanze lussuose della Comunità, è indubbiamente un grande pregio del film, che assorbe tutta la tensione che si respira nell’ambiente militaresco del centro. Per questo Sbarretti probabilmente avrà ceduto a qualche compromesso, esonerandosi da mettere qualche scena dubbia, che avrebbe messo in cattiva luce l’anziano prete. Da indiscrezioni (si legge su un quotidiano) pare che la sceneggiatura sia stata tagliata in varie scene compromettenti: forse dallo stesso Don Pierino che ha dato il nulla osta per girare il film.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico e culturale, il film è di elevato pregio. Si avvale di numerosi espedienti fuorvianti, che divertono il pubblico. Dalla scena in cui il sacerdote si fuma una canna, all’arrivo dei magistrati in un ralenty davvero suggestivo, per passsare alle bellissime scene in bianco e nero che raccontano il passato di Don Gelmini. Il film è senz’altro un ottimo lavoro artistico, addirittura, oserei dire, troppo solenne per un prete che ha fatto sempre della prepotenza la sua caratteristica principale. Mario Galliccia.
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